Chi bella vuole apparire ...

by - febbraio 18, 2017


Care lettrici benvenute a questo primo appuntamento del mese di Febbraio. La primavera è ormai alle porte e si speri arrivi presto a riscaldarci e a farci sorridere fra i mille colori splendenti delle nuove fioriture. E a proposito di fiori questa rubrica sarà interamente dedicata al fiore di Loto.
I fiori di Loto sono piante acquatiche con una florescenza dai colori delicati e tenui; sono simbolo di eleganza e leggiadria per  la loro particolarità di adagiarsi impercettibilmente sullo specchio d’acqua, sono  il simbolo di bellezza per eccellenza e la loro meravigliosa presenza si adatta ad ornamenti di ogni tipo, dalle acque dei laghi (nei giardini zen) agli arredi interni delle nostre case, fino ad essere il simbolo della magnificenza (come per esempio nell’antico Egitto dove il fiore di Loto simboleggiava la maestosità e la grandezza del faraone).
 
fonte: www.giardinaggio.net
La nostra particolare attenzione però ricadrà sul significato che questo fiore ha nelle culture orientali soprattutto buddiste (si tenga presente che Buddha siede proprio su un trono a forma di fiore di  Loto).  Per questo motivo la pianta assume un significato spirituale e religioso e diventa perciò simbolo dell’illuminazione e della rigenerazione spirituale. La  tradizione asiatica, più in generale,  attribuisce altri significati quali la crescita spirituale, la resurrezione,  la consapevolezza della propria forza e la capacità di resistere alla “corruzione”(spirituale e materiale) del  mondo: le sue radici ben ancorate alla palude rappresentano proprio l’incorruttibilità di uno spirito puro, mentre lo stelo così lungo che si erge fino alla superficie rappresenta il dono dell’elevazione spirituale e della capacità di saper affrontare, con coraggio e coscienza, le difficoltà terrene rappresentante dal fango dove la pianta vive; infine la particolarità dei petali, che si  chiudono la sera per riaprirsi la mattina, rappresenta la capacità di rigenerarsi. Che dire di più dinanzi a questo spettacolo della natura?

Come ben sapete, care lettrici, la mia rubrica approfondisce sempre molti dei significati latenti. È per questo infatti che lasciamo la premessa, per così dire, “botanica” per immergerci in quella che viene considerata (almeno fino al 1911, anno in cui è stata bandita dal governo cinese) una delle consuetudini più diffuse tra le donne nelle culture orientali, in particolar modo in Cina: la fasciatura dei piedi.
Imposta alle bambine tra i quattro e i cinque anni di età questa pratica prevedeva una bendatura  ben stretta che costringeva tutte le dita, tranne l’ alluce, a piegarsi verso la pianta del piede arcuandolo fino alla lunghezza di  non più di sette-otto centimetri. I piedi venivano poi chiusi all'interno di scarpine ricamate, deliziose esternamente ma molto resistenti.
Diffusasi in Cina tra il Quarto e il Settimo secolo, soprattutto fra le danzatrici e le concubine imperiali, la pratica i piedini così piccini divennero il simbolo di bellezza ed eleganza femminile. Non solo. La pratica della fasciatura dei piedi era talmente dolorosa che impediva alle donne di camminare relegandole sempre più all'interno dell’ emisfero privato: la menomazione degli arti limitava i movimenti delle donne tanto da comportare la loro assenza totale  negli ambienti pubblici, considerati prerogativa degli uomini. La follia di questa usanza trovava terreno fertile nei canoni erotici del tempo: gli uomini preferivano contemplare i piedi di loto con ancora indosso le piccole scarpe ricamate, senza mai volerli vedere privati delle loro bendature, volevano vedere le donne muoversi con un’andatura particolare considerata elegante e attraente.
 
fonte: www.infinitynews.it
I piccoli fiori di Loto crescevano solo nelle famiglie ricche, erano lo status delle ragazze di buona famiglia e con una dote importante, era il simbolo di una Cina ricca in cui i matrimoni combinati dalle famiglie più abbienti determinavano la prosperità del popolo. Salve da questa barbarie erano le bambine cinesi più povere costrette a lavorare fin dai primi anni d’età per il sostentamento della famiglia: meglio lavorare che deformare i piedi.
Il vento della svolta soffio agli inizi del Novecento con la diffusione degli ideali occidentali: i valori tradizionali furono messi in discussione e la fasciatura dei piedi, da simbolo di bellezza e ricchezza divenne il segno dell’inconfutabile arretratezza dell’impero cinese. La nuova società contribuì alla diffusione dell’idea che la donna dovesse assumere un ruolo centrale per il progresso del Paese. 
Nonostante nel 1911, dopo la fondazione della Repubblica di Cina, la fasciatura dei piedi diventò illegale, questa usanza rimase diffusa ancora a lungo, soprattutto nelle aree rurali almeno fino alla metà del secolo. Fu soltanto nel 1949, con la nascita della Repubblica Popolare Cinese, che la pratica si estinse del tutto: le donne dovevano lavorare e non potevano permettersi di avere i piedi fasciati.
Giustificata sotto il segno della bellezza, la fasciatura dei piedi era un modo per impedire alla donna di assumere un qualsiasi ruolo nella società cinese, era uno strumento di controllo e di sopraffazione  dell’uomo sulla donna al fine di sottolineare, e sempre ricordare, la superiorità del genere maschile su quello femminile. Per fortuna, nonostante ci siano ancora delle “nonnine” coi piedini piccoli piccoli, questa pratica è scomparsa lasciandosi dietro secoli di dolore , sofferenze e reclusioni, anni di perdita dell’ identità femminile e di autodeterminazione.
Oggi possiamo guardare alla Cina, almeno per quanto riguarda questo aspetto, con occhi più sereni e fiduciosi. 
 Miriam
                                                                                                                                                 

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