sabato 11 febbraio 2017

HAPPY V-DAY



Buon febbraio care amiche lettrici di “Consigli di make-up”. 
Questo è il mese dell’Amore, quello con la “A” maiuscola e io, che sono una romanticona, dedico questo mio primo articolo proprio all’Amore, a tutte le persone che si amano, che si vogliono bene, a tutte le donne che amano senza freni i loro partner, a tutte quelle donne forti che amano un po’ meno se stesse per amare un compagno violento. Dedico questo articolo a tutte le donne che, leggendo, possano riporre speranza nell’Amore e per amore possano affidarsi e chiedere aiuto a chi le ama per davvero, la famiglia, le amiche, gli amici. Voglio dedicare questo articolo a chi festeggerà il giorno dell’Amore, agli innamorati. Voglio dedicare questo mio articolo al giorno di San Valentino. Lo farò parlando di relazioni violente basate sugli stereotipi di genere e sull’asimmetria di potere tra i sessi. Esiste un modo per capire se chi dice di amarvi, care donne, vi ama davvero ed è quello di mostrarvi e spiegarvi  il “ciclo di violenza” nelle sue distinte fasi.

Lo schema che vi propongo, care amiche, è molto semplice ed esplicativo delle quattro fasi che caratterizzano un comportamento violento nella sua escalation, nel suo andamento crescente.  Andiamo per gradi.

Fonte: www.casadelledonnejesi.com


FASE 1. La crescita della tensione.
L’uomo assumere un atteggiamento ostile e scontroso, tenta di isolare la donna e di allontanarla dalla sua famiglia, le impedisce di coltivare interessi e si mostra contrario ad ogni interazione extra coniugale (telefonate ad amiche, passeggiate con la vicina di casa, chiacchierate al supermercato) controllandola in ogni suo movimento, sia attraverso la continua presenza fisica sia con continue telefonate al cellulare. La donna avverte questo senso di oppressione e, per mantenere la “quiete”, agisce in modo da controllare la crescita di tensione del il partner concentrando la propria attenzione esclusivamente su di lui, reprimendo le proprie necessità e nascondendo le proprie paure. 

FASE 2. L’esplosione della violenza.
L’uomo inizia ad insultarla, minacciarla verbalmente e con oggetti (tirandole contro tutto quello che ha per le mani), denigrarla, spaventarla. I primi episodi violenti sono caratterizzati da spintoni, immobilizzazioni, per poi passare a schiaffi, pugni, calci e strangolamenti fino all’uso  di oggetti contundenti (coltelli e forbici, per esempio) e addirittura di armi. E’ la fase in cui l’uomo obbliga la donna ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà. E’ la fase in cui la donna ha paura di riportare danni fisici irreversibili (perdita dell’udito dovuta alla rottura del timpano, perdita della vista, per esempio) o addirittura di essere ferita mortalmente. La donna si sente impotente, non sa cosa fare, si sente sola. Molte donne però tentano di reagire fuggendo di casa, chiamando qualcuno, ma la maggior parte di esse resistono e sopportano. La violenza subita, oltre alle lesioni fisiche, produce gravi conseguenze a livello psicologico,  come stati depressivi, disturbi del sonno, dolori cronici (mal di testa e mal di stomaco o pancia), ansia (con conseguente tremore), perdita della fiducia in sé (si convinche di essere una “nullità” e “che se lo merita”) e negli altri (“nessuno mi crederebbe”).

FASE 3.La luna di miele”.
E’ la fase del pentimento (“scusami amore, non so che mi è preso, non lo faccio più”) e delle attenzioni amorevoli (per esempio, le cene romantiche, i fiori, i regali, le sorprese, le carezze, gli abbracci, le coccole). L’uomo si vergogna e sente di dover recuperare l’amore perduto, sente di dover cambiare atteggiamento, sente di  dover riacquistare la fiducia della propria partner affinché la donna non lo lasci e si separi da lui. Sono usuali, al fine del convincimento a preservare il legame affettivo, anche le minacce di suicidio (“senza di te non posso vivere”, “sono un uomo finito”, “meglio morire che senza te che sei la donna della mia vita”). La donna riscopre così  il compagno affascinante e amorevole dei primi periodi della relazione e, così piena di speranza nel potere trasformativo del suo amore, accetta le scuse e accoglie il partner. Molte donne si colpevolizzano anche solo per il fatto di aver pensato di lasciarlo, si pentono e ritirano eventuali denunce, altre interrompono le consulenze (psicologiche e legali) e lasciano gli alloggi protetti per ritornare al proprio domicilio impegnandosi, per prime esse, a far funzionare il rapporto. In questa fase le donne tendono a rimuovere il ricordo dei maltrattamenti, a difendere l'autore delle violenze di fronte a terze persone (“è stato solo un brutto periodo”, “è preoccupato per il lavoro e per la precarietà economica”) e a sminuire le violenze subite (“è stato solo uno schiaffo, non mi ha fatto niente”). Familiari, amici e comunità di appartenenza fanno spesso grande pressione sulla donna affinché perdoni il partner e gli conceda un'altra possibilità. La luna di miele è abbastanza breve (da due giorni a sei mesi).

FASE 4. Lo scarico della responsabilità.
L’uomo si ferma e riflette, non cerca le cause dentro di sé ma attribuisce la colpa del proprio agire violento a cause esterne e alla donna (frasi come “sei stata tu a provocarmi e a farmi arrabbiare”, “è colpa tua che sbagli” sono un esempio per  giustificare l’aggressione). La donna si sente spiazzata e si assume la responsabilità del comportamento violento del partner, illudendosi di poter evitare altre escalation di violenza modificando la propria condotta. 

E si ricomincia. ll ciclo non si interrompe finché la donna non decide di uscirne fuori realmente, seriamente e con l’aiuto di professionisti (assistenti sociali, psicologi, avvocati), anche semplicemente parlandone con il medico di famiglia, anche solo recandosi presso un consultorio, oppure alla più vicina questura in cui esiste uno sportello preposto ad accogliere donne abusate, oppure, ancora, presso un centro antiviolenza che prende in carico le donne, le accoglie, le ascolta, le rende consapevoli della realtà dura che hanno affrontato fino a quel momento. Care amiche, parlatene. Riconoscete questi piccoli ma significativi esempi di condotta violenta e parlatene. Ieri, oggi e domani, "A"miamoci un po’ di più. Basta V-day , dove la “V” sta per violenza.

Miriam

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