In-FIBULA

by - aprile 29, 2017

Care amiche lettrici di Consigli di Make-up  il nostro secondo appuntamento di Aprile riguarda un tema molto caro alla questione dei diritti umani e soprattutto ,come ben sapete dai temi trattati nella mia rubrica, dei diritti delle donne.

Qualcuna di voi non si sarà lasciata intimorire dal titolo che può  evidentemente suggerire qualcosa di più. In-Fibula , questo un titolo molto eloquente che necessariamente rimanda alla questione della pratica dell’infibulazione e più in generale alla questione delle cosiddette Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).
Fibula è il nome latino della fibbia e della spilla e non è un caso che questa macabra “usanza” prenda il nome proprio da un oggetto di così banale uso comune: la spilla serve ad assicurare i vestiti, a tenerli ben saldi al corpo, a chiudere due parti, ad unire due punti di una veste che altrimenti farebbe trapelare ciò che invece deve proteggere .
Ma andiamo per gradi.
Che cosa è la MGF? Si definisce mutilazione ogni irreversibile e definitiva rimozione di un organo sano.  Le mutilazioni genitali femminili  interessano la parte esterna dell’organo femminile e nello specifico si tratta della  vulva (le grandi labbra, le piccole labbra e il clitoride); oltre alla totale o parziale rimozione, le mutilazioni genitali femminili comprendono tutte le procedure che riguardano le “ingiurie” agli organi femminili per motivi culturali o per ragioni che non sono terapeutiche.
La più dolorosa, invasiva e frequente forma di  MGF è  l´infibulazione, conosciuta anche con il nome di circoncisione faraonica.
Quali le origini? Le MGF sono usanze indigene profondamente radicate nelle società locali e preesistenti alla penetrazione dell´ Islam nell´ Africa sub-sahariana iniziata a partire dal 1050; l’attribuzione che spesso viene fatta all´ Islam dell´ origine delle mutilazioni genitali femminili è probabilmente dovuta alla maggiore tolleranza dimostrata nei confronti di tale pratiche tradizionali, che sono state invece molto più contrastate da parte cattolica. Ricostruire l´ origine delle mutilazioni non e´ cosa semplice.  Se è vero che le origini sono attribuibili all’età dei faraoni è vero anche che tali pratiche sono ancora in vigore e danno coerenza e ragione d’essere ad un sistema economico e sociale complesso costituito da strategie matrimoniali, dall’occupazione di determinati ruoli nell’organizzazione sociale basata sulla disparità fra sessi e dalla vita di relazioni (parentali, coniugali, amicali).
Dietro questo silenzio c´è un mondo di donne chiuso su se stesso, un mondo di interni, sospeso tra l´ attesa e il timore di tagliare via una parte del corpo delle proprie bambine nel corso di cerimonie di cui per secoli le madri sono state le grandi registe, e c’è un mondo esterno, quello  degli uomini, che seppur  estraneo e distante ha però ha fondato tuttavia le proprie strategie di potere, determinato la costruzione dell´ identità di genere, l´ appartenenza etnica, oltre che la definizione dei rapporti tra i sessi e le generazioni.
infibulazione
Fonte: www.chiovoloni.it

La procedura. I più comuni casi di MGF in Africa sono infibulazioni  e qui mi limiterò a descriverne sommariamente la macabra prassi; come dice il nome stesso, l’infibulazione è la chiusura chirurgica, attraverso l’uso di spine o di punti di seta, delle labbra a seguito di una  rimozione del prepuzio, una parziale o totale escissione del clitoride e delle labbra stesse; la pratica, in ultima fase, prevede una fasciatura delle gambe al fine di facilitare la cicatrizzazione della parte interessata che sarà ridotta al minimo nelle dimensioni consentendo a malapena l’espulsione delle urine e del sangue mestruale. 
Tipologia di MGF, età e procedure dipendono da diversi fattori quali il gruppo etnico di appartenenza, l´estrazione sociale, l’appartenenza a status diversi, la posizione economica e, per così dire, patrimoniale della famiglia. L´ età delle donne può variare tra i quattro e gli otto anni: mentre nelle aree urbane la pratica avviene in precoce età (forse perché da bambine il dolore si “dimentica” prima e più facilmente) nelle aree rurali, invece,  essa viene notevolmente ritardata affinchè la donna possa comprendere appieno il significato culturale e possa esserne matura e  consapevole.
L´ esperienza viene vissuta in solitudine con il gruppo familiare fatto di sole donne, fatto di legami familiari generazionali (nonne, madri, sorelle) oppure in gruppo in cui più ragazze della medesima età condividono una cerimonia iniziatica, un rito di passaggio. Il luogo scelto è di solito l’abitazione della donna o di una parente, chi compie il rito in tutte le sue parti è di solito una persona sprovvista di conoscenze medicochirurgiche ma culturalmente immersa in ogni minimo passaggio, e dunque la nonna o una parente di sangue. La preoccupazione per chi agisce questa violenta mutilazione non è la morte, o le infezioni irreversibili, o la trasmissione di malattie incurabili , né le scarse condizioni igieniche, bensì la riuscita di questo rito, di questo momento di festa tutto al femminile. Viceversa, chi si sottopone perché costretta a farlo resta per tempo in preda al dolore, un dolore condiviso solo da queste donne tutte accomunate dallo stesso destino, un dolore sotteso a questo  mondo femmineo, un mondo fatto di regole a cui sottostare, un mondo fatto di rinunce alla natura di donne, alla sessualità, un mondo tutto rosa che le rende donne solo e soltanto con l’asportazione dell’unico residuo sessuale maschile (il clitoride,considerato il prepuzio mai sviluppato).Non c’è rimedio al dolore, fisico e psicologico, non c’è anestesia, né cure a  posteriori.
Identità di genere: quale questione? Come già detto più volte, le mutilazioni genitali femminili sono uno di quei riti di passaggio che regolano i mutamenti di status, scandiscono le varie fasi del ciclo di vita e trasformano la vita in un percorso dotato di senso che ne soddisfa i bisogni di identità e di riconoscimento.
Donna non si nasce, nel senso che la connotazione biologica non riesce ad essere di per sé un fattore sufficiente di distinzione tra sessi e le MGF diventano  una componente fondamentale dei riti di iniziazione, un “marcatore sessuale” attraverso cui nelle società tradizionali si diventa “donna“.
In queste culture non esiste sottrarsi alla MGF, sarebbe una condanna all’emarginazione, in quanto il corpo naturale e´ impuro, aperto e violabile, esposto ad una promiscuità che rischia di essere contaminante non solo per la singola donna ma per tutto il suo gruppo familiare, che e´ destinato al discredito e alla vergogna.
Le MGF evidenziano due tipi di relazioni importanti: quella tra i sessi e quella tra le generazioni e l’unico segno, la cicatrice resterà l’unico  segno della propria appartenenza etnica, un limen che segna dall´ interno l’appartenenza comunitaria: ogni donna si riconosce ed e´ riconosciuta come membro della propria comunità.
Care amiche, poche righe ancora per non aggiungere nulla più a quello che sembra definirsi come l’ennesimo esempio di violenza e abuso perpetrato a discapito dell’universo femminile, una violazione dei diritti umani, l’ennesimo esempio di un non riconoscimento di una identità pura e semplice, qual è la donna.

Miriam

You May Also Like

0 commenti