Questo Amore è una camera a GAS

by - maggio 21, 2017



Chi di voi, care amiche lettrici di Consigli di make up, si ricorda e canticchia con me la famosissima canzone di Gianna Nannini dal titolo “Fotoromanza”? Questo amore è una camera a gas è l’incipit del ritornello che preannuncia già un amore strano, un amore insolito e inconsueto, un amore violento e che fa paura. Traendo spunto dal testo dell’intera canzone, che voi tutte starete già lì a canticchiare, questo mese vi parlerò di un argomento molto frequente durante i colloqui che si svolgono  nei centri antiviolenza. Già in altri articoli e attraverso gli argomenti più disparato ho fatto cenno alla forma di violenza più frequente ma meno visibile e percettibile, difficile dunque a riconoscersi, quella psicologica; questo primo articolo di maggio però vuole approfondire un aspetto ancora più subdolo di tale tipologia di violenza che, seppur apparentemente, non lascia segni sul corpo di una donna ma la devasta nell’ “Io”.
Come anticipato,la violenza psicologica è certamente un comune denominatore a tutti i casi di violenza a cui spesso seguono le altre (fisica, sessuale, economica, assistita, etc…): spesso nei racconti delle donne non mancano descrizioni di scenate di gelosia (pubbliche e plateali), di situazioni di ipercontrollo, come per esempio spiare il cellulare o dentro borse, cassetti e armadi; non mancano ingiurie, né offese, né parole di denigrazioni, del tipo “tu non vali niente”.

Questi atti violenti ripetuti giorno dopo giorno minano l’io della donna e ne debilitano certezze e sicurezze, autostima e validità del sé fino a diventare tanto “normali e quotidiani” che le donne stesse faticano a riconoscerla come una forma di abuso e di violenza. Questa  subdola e ambigua forma di violenza prende il nome di “GASLIGHTING”.
gaslighting
fonte: www.sovhealth.com
Questo termine si riferisce ad un comportamento altamente manipolatorio messo in atto al fine di (indurre) chi lo subisce a dubitare di tutte le sue percezioni e capacità di giudizio, fino a creare uno stato di confusione mentale e di dipendenza dall’abusante, fino alla vera e propria produzione di un circolo vizioso: più il soggetto abusato viene indebolito più si lega indissolubilmente al suo carnefice e, di conseguenza, quest’ultimo rafforza il suo comportamento manipolatorio giustificando così il perpetrare la violenza.

Comparso per la prima volta nel titolo di un film statunitense del regista G. Cukor, “Gaslight”( letteralmente “Lampada a gas” e tradotto in italiano con “Angoscia”) è una pellicola che racconta la storia di una relazione coniugale pericolosa in cui il marito racconta alla moglie una serie di false informazioni, nasconde e fa sparire degli oggetti accusando la moglie di esserne la colpevole; le offusca le sensazioni visive alterando l’intensità dell’erogazione del gas delle lampade al fine di convincerla che una percezione così ridotta sia il frutto della sua pazzia.
Così come la moglie del protagonista del film, tutte le donne si fidano del soggetto abusante fino ad abituarsi all’idea  che la loro opinione non conta o è sbagliata, comportando così la  (perdita) dell’autostima, dell’autonomia dell’Io, della capacità di prendere decisioni. In questo tipo di relazione pericolosa la donna diventa dipendente, fisicamente e psicologicamente,  dell’uomo, mentre questi  accresce il suo potere e  trae compiacimento dall’annullamento dell’altro, anche e soprattutto in presenza di altre persone.

gaslighting
Fonte: http://www.qwipster.net
Le fasi del gaslighting possono essere sintetizzate essenzialmente in 4 punti:
- dapprima assistiamo ad una fase di comunicazione distorta in cui l’abusante attua strategie che confondono la vittima e la fanno dubitare di sé;
- in un secondo momento subentra l’incredulità in cui la vittima non crede a ciò che sta accadendo, né a quello che le suggerisce l’abusante ed è confusa;
- subentra, dunque, una fase di difesa in cui la vittima con rabbia reagisce cercando di attaccarsi al suo esame di realtà e di contrastare quanto le viene detto, perché reputato giustamente inverosimile;
- in ultimo la fase della depressione e della resa in cui la vittima soccombe alla realtà presentatale dal suo carnefice, in cui perde definitivamente l’autostima con conseguente isolamento dal resto del mondo e in cui stabilisce uno stato di dipendenza dall’abusante, vissuto come buono e onnipotente.

Purtroppo dal punto di vista giuridico è molto difficile dimostrare tale tipo di manipolazione estrema, poiché il gaslighter è molto scrupoloso nell’attuare una strategia senza tracce e, non di meno,  il soggetto abusato, a causa del suo stato di indebolimento, non ne riconosce la pericolosità.
Il compito delle operatrici di sportello antiviolenza, o di centri antiviolenza, è quello, previa esamina dei casi e ascolto attivoe e proattivo, di pianificare un percorso insieme alla donna in cui essa stessa viene “educata” al riconoscimento e alla presa di coscienza di certi gesti pericolosi,violenti e abusanti. Il percorso di uscita dalla relazione malsana e violenta con il carnefice è molto insidiosa e piena di ostacoli: il cammino verso il recupero della propria coscienza di donna e di entità a sé singola e pensante presuppone sempre e comunque in primis la volontà della donna; il principio di autodeterminazione deve essere sempre mantenuto attivo poiché senza di esso ogni tentativo di  “rinascita” potrebbe rivelarsi vano con la conseguente sensazione di subire ulteriormente pressioni .

Miriam

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