Vita da mamma #6 Il primo anno insieme

by - maggio 14, 2017

Salve a tutti,
nei due post precedenti ho iniziato a raccontarvi la vera e propria avventura insieme al mio bambino. I primi giorni insieme a lui sono stati scanditi soprattutto dalle visite di parenti e amici sia in ospedale che a casa. Ma adesso è arrivato il momento di raccontarvi com'è stata la vera e propria vita quotidiana insieme a lui.
il primo anno insieme al proprio figlio

Il primo anno di vita, come i tre successivi, li abbiamo passati vivendo a casa dei miei genitori perché non avevamo la possibilità ne l'età per poter andare a stare per conto nostro. Stavamo un po' strettini (eravamo in sei in un appartamento) ma andava bene così. Io e Nicholas abitavamo li e Jacopo (il papà di Nicholas) stava dai suoi genitori. Nonostante dormissimo in tre in una cameretta, al mio bimbo non mancava proprio niente. La sua culla era posizionata proprio vicino al mio letto, così potevo averlo sempre accanto a me, il fasciatoio davanti e giochi, giostrine e dondolo in giro per la casa. Insomma, un incastro fatto bene.
Inizialmente non fu tutto rose e fiori, non voglio farvi sembrare la mia storia una favola perfetta ma, le difficoltà nella vita quotidiana con un neonato ci sono e bisogna affrontarle. Prima di tutto il sonno. Come vi ho accennato, gli ultimi giorni consecutivi di riposo notturno li ho avuti in ospedale perché Nicholas la notte non ha dormito fino all'età di due anni e mezzo. Si svegliava circa due volte a notte per la poppata notturna. Latte artificiale come se non ci fosse un domani e coliche annesse. Purtroppo non ho potuto allattarlo naturalmente per molto tempo e ho dovuto ripiegare sull'artificiale. Manna dal cielo perché con la mia seconda scarsa di seno sarei diventata una tavola da surf.
Mi ricordo che mi trovai benissimo con il latte Nidina 1 della Nestlè diluito con l'acqua Amorosa Humana.
Latte in polvere Nidina e acqua Humana Amororsa

Non è stato semplice vivere e crescere una piccola creaturina in quel momento, non lo è stato per molti motivi. Oltre alla perdita di sonno avevo paura di perdermi molti momenti con le mie amiche e tutto quello che avrei potuto fare da diciassettenne quale ero. I miei mi permettevano di fare tutto, non avevano problemi ad accudire Nicholas se volevo uscire la sera. Ma dentro di me,ogni volta, sentivo che stavo sbagliando a lasciarlo da solo. Fortunatamente ho avuto delle persone accanto che mi hanno fatto capire che in quel momento la mia testa stava andando nella direzione sbagliata. In questo modo ho capito chi veramente valeva la pena tenersi a fianco nel percorso della vita e chi era meglio lasciare a piedi. Nessuno doveva farmi pesare il fatto che io avessi un figlio perché ero stata proprio brava e coraggiosa a fare quella scelta.
il primo anno col proprio figlio

L'estate quell'anno me la sono goduta a pieno e ormai ero diventata una maestra nel cambio dei pannolini, avrei potuto farlo anche a testa in giù. Fortunatamente mi è nato un maschio altrimenti avrei speso una fortuna in costumi, accessori ecc.. Nonostante ciò aveva ogni tutina a righe stile marinaretto che ci fosse in commercio, era troppo carino vestito così. Un fagottino a righe. 
Ogni persona che mi vedeva in giro con lui mi faceva i complimenti e alla fatidica domanda: "E' il tuo fratellino?" Vedevo i loro occhi spalancarsi e subito dopo con una bella risata li congedavo nella loro incredulità. Adesso quelle persone mi fanno sempre i complimenti ma per come ho cresciuto il mio bambino.
 Non pensate che se una ragazza rimane incinta prima di essere maggiorenne, sia meno brava a fare la mamma delle donne "adulte" perché così non è. 
Settembre arrivò in un soffio e il rientro a scuola era imminente. Il primo giorno della quinta superiore arrivai a scuola, accompagnata da mia mamma, insieme a Nicholas. Fu bellissimo perché tutte le mie compagne e i professori che non avevo più visto dal giorno del parto, vennero a vedere il mio piccoletto che proprio in quei giorni aveva iniziato a dire le sue prime parole. Potete solo immaginare come fu quel momento, tutti pazzi per una piccolo omino di cinque mesi che voleva fare discorsi a tutti e che rideva a ogni persona che gli si presentava davanti. Purtroppo quel sorriso non mi ha aiutato con la scuola. Me lo sarei venduto volentieri per passare l'ultimo anno di liceo senza intoppi. Ma questa storia ve la racconterò nel prossimo post. 
Il primo anno di vita del nostro bambino è fatto sostanzialmente di ricordi meravigliosi che presto rimarranno solo quello perché da piccoli i bambini crescono più in fretta e ci si accorgerà presto che vorremmo ritornare indietro per rivivere quelle sensazioni.

A presto,
Mamma Martina

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