Ingredienti cosmetici, meglio naturali o chimici?

by - luglio 12, 2017


La crescita del settore della cosmesi biologica, a base di estratti vegetali e di prodotti "naturali" o pseudo tali è una tendenza ormai stabile da alcuni anni e non dà segno di cedimento.

 Non sorprende che siano in molti a preferire prodotti in grado di far leva su concetti come "naturale", "sano", "non chimico".
Tra i consumatori si è sviluppata una diffidenza nei confronti degli ingredienti chimici che, se da un lato contribuisce a mantenere alta l'attenzione verso la qualità e sicurezza dei prodotti cosmetici, per altro già garantita dal regolamento europeo 1223/2009, ha anche il risvolto di creare allarmismo e paure talvolta ingiustificate.
Inoltre, il desiderio del consumatore di prodotti naturali ha permesso a moltissimi marchi di cavalcare questo trend e, complice l'assenza di precise regolamentazioni riguardo la definizione di ciò che è naturale o bio, di proporre prodotti con packaging verde e etichette ingannevoli.
Una ultima considerazione da fare è che spesso il consumatore poco informato sovrappone la questione dell'impatto ambientale con quella dei rischi o benefici per la salute posti da un determinato ingrediente.
La scelta di un'alimentazione biologica o l'acquisto di prodotti di cosmesi bio è in primis una scelta eco friendly, mentre l'aspetto salutista rimane in discussione. Ciò nonostante, la promessa di far bene alla salute è un equivoco sul quale si regge la strategia di marketing di un mercato sempre più in espansione.

 Il messaggio che spesso traspare è questo: naturale è sinonimo di buono, salutare, sicuro e normale; ciò che è chimico è innaturale, dannoso, pericoloso. Analizziamo insieme alcuni punti fondamentali.



Ingredienti cosmetici, meglio naturali o chimici?


Naturale è meglio che chimico?

Questa si può definire una domanda trabocchetto perché le sostanze chimiche compongono tutto ciò che ci circonda.
Infatti la chimica è lo studio della materia e delle sue trasformazioni: tutto ciò che occupa uno spazio e possiede una massa è composto di sostanze chimiche, non solo quello che ci immaginiamo nelle provette di un laboratorio.
 La chimica quindi non distingue tra sostanze naturali o di sintesi. Pensate al monossido di idrogeno: causa la morte se inalato anche in piccole quantità - ma stiamo parlando dell'acqua!
Questa è una banalità ma un lettore poco accorto o emotivo può facilmente essere fuorviato, in particolar modo se ha una paura irrazionale delle sostanze chimiche.
Un altro fatto da mettere in luce è che ciò che si trova in natura è generalmente composto da una grande varietà di sostanze chimiche, mentre quelle di sintesi tendono ad essere più pure perché isolate.
Molte piante contengono sostanze velenose o irritanti proprio come meccanismo di difesa, e spesso olii o estratti profumati che rendono inadatto il loro impiego in cosmetici ipoallergenici.
Gli estratti naturali presentano molta variabilità (pensate a come anche due mele della stessa specie possono avere un sapore diverso dato da sostanze chimiche diverse) e quindi il loro impiego sottintende una certa imprevedibilità; le sostanze di sintesi invece sono più facili da controllare riproducendo gli effetti desiderati sulla pelle.
Questo ovviamente non significa necessariamente che l'impiego di un estratto naturale sia sbagliato ma fornisce una spiegazione del perché in alcuni casi un prodotto di sintesi sia preferibile a uno naturale.

Inoltre, il fatto che un determinato ingrediente sia sintetizzato dal petrolio (es. paraffina) o venga usato per proteggere le fughe della doccia (i siliconi), non ci dice molto sulle sue qualità in campo cosmetico, o se sia sicuro o meno per la salute.

 Ad esempio i siliconi hanno un ottimo profilo tossicologico, rendono molte formulazioni eleganti e setose, riducono il rischio di reazione allergica a pigmenti; tuttavia sono inquinanti e in cattive formulazioni possono ingrassare la cute, quindi non sono adatti a tutti (principalmente ambientalisti e persone con la cute grassa).
 Ecco un esempio di come un ingrediente sintetico che magari presenta un mix di pro e contro viene spesso demonizzato: il passaparola ci convincerà a rinunciare ai siliconi, quando in realtà forse non facciamo neanche la differenziata, prendiamo la macchina per qualsiasi spostamento e abbiamo pure la pelle secca.
Evidentemente è meglio analizzare caso per caso e scegliere in base alle proprie preferenze, esigenze, esperienze con l'ingrediente in questione, e soprattutto capire il perché si decide di rinunciarvi piuttosto che perpetuare l'idea che fa male perché è un prodotto che si usa, oltre che in cosmesi, in medicina e in campo alimentare, nell'edilizia.
L'unico modo per determinare rischi, pericoli e sicurezza di un determinato ingrediente sono i test di laboratorio e prendono in considerazione non solo la eventuale tossicità di una sostanza, ma anche la dose che provoca effetti avversi.
Si può usare una sostanza molto tossica ma essere esposti a dosi inferiori a quelle in grado di produrre tossicità e quindi non correre nessun rischio (e il piombo nei coloranti dei rossetti, presente in quantità talmente basse da non costituire un rischio per la salute, è un esempio di questo).
 La tossicità di un ingrediente è un concetto scalare, non bianco e nero: il fatto che una sostanza sia naturale o sintetica non ci dice niente sulla sua tossicità; parafrasando Paracelso "E' la dose che fa il veleno".
Quindi come possiamo distinguere tra ciò che è sicuro e ciò che è tossico?
Non esistono scorciatoie, ogni sostanza chimica va presa in esame singolarmente.
Le sostanze naturali e sintetiche possono essere entrambe sia sicure che dannose.
Nel dubbio, ricordate che i cosmetici in Europa devono rispondere ai requisiti imposti dal regolamento europeo 1223/2009, e che quindi vengono prodotti rispettando specifiche valutazioni della sicurezza, non possono contenere ingredienti vietati e la concentrazione di questi ultimi deve essere nei limiti imposti dalle norme; anche ciò che compare in etichetta per quanto riguarda la lista ingredienti è regolamentato (lo sono meno i claim o il packaging ingannevole).
Quindi, anche in caso di particolari autocertificazioni, naturale non significa necessariamente un prodotto di maggiore qualità e sicurezza dato che tutti i cosmetici sono sottoposti a questa normativa. Quando un'etichetta pubblicizza l'assenza di una determinata sostanza (es. senza parabeni) vi invito a prestare attenzione; non va intesa come una indicazione di valore aggiunto del prodotto: ad esempio il methyl e ethylparaben sono sicuri nelle concentrazioni ammesse dall'UE, e quindi una tale indicazione, se da una parte può guidare chi ha scelto di escludere questi ingredienti, può essere considerata pubblicità ingannevole.
Il consumatore non informato vedendo tale caratteristica del prodotto pubblicizzata sull'etichetta è indotto a pensare che questa sia una caratteristica desiderabile, e che quindi un prodotto senza parabeni sia preferibile ad uno con parabeni (mentre se così fosse, l'UE si sarebbe espressa bandendo tutti i parabeni dal mercato).
In presenza di un prodotto senza conservanti è consigliabile rispettare rigorosamente il PaO indicato sull'etichetta.
Bisogna inoltre tenere presente che si corre il rischio che un ingrediente ritenuto scomodo (per disinformazione, o legittimamente) possa venire sostituito con un altro ingrediente meno noto al consumatore.
 Tale ingrediente non salterebbe all'occhio ma potrebbe essere altrettanto controverso che quello sostituito, oppure potrebbe disporre di una quantità di ricerca inferiore sul suo uso in campo cosmetico e quindi scarsamente valutabile.

Attenzione al marketing (sia pseudo scientifico, sia naturale)

Spesso la causa di tanta confusione è appunto il marketing, o l'uso di immagini e didascalie ingannevoli.
 Anche in questo caso il marketing ingannevole riguarda sia i prodotti naturali, che quelli classici o che puntano sulle proprietà pseudo-farmacologiche del cosmetico o sulla ricerca scientifica del marchio.
Quindi attenzione alle mode improvvise sugli ingredienti: spesso se si fanno dichiarazioni esagerate sulle proprietà di aloe, argan e bacche di goji è perché ci sono buonissime opportunità di guadagno, anche quando i benefici non sono ben ricercati o l'ingrediente miracoloso è presente ben visibile sull'etichetta e in minime tracce nella lista ingredienti.
Lo stesso vale per le trovate scientifiche come le cellule staminali, in grado di colpire il nostro immaginario e rendendo attraente il prodotto in virtù della tecnologia impiegata.
In realtà i maggiori benefici delle cellule staminali in campo cosmetico consistono nel poter utilizzare principi attivi derivati da piante in maniera sostenibile, indipendente dall'agricoltura, e con un processo di estrazione che garantisce la sterilità e la standardizzazione degli estratti che non sarebbe presente in natura.
Quindi beneficia soprattutto i cosmetologi che possono sfruttare questa tecnologia per le loro formulazioni, ma inserire nell'etichetta di un cosmetico "stem cell technology" è sicuramente molto evocativo agli occhi del consumatore.
Vi invito quindi a esercitare sempre il vostro senso critico e non farvi ingannare troppo dai claim di un prodotto; mi auguro anche di aver fatto un po' di chiarezza sui miti che riguardano i prodotti naturali e non.
Il marketing andrà sempre di pari passo con la cosmesi e la seduzione delle promesse dei prodotti fa parte della grande attrazione che esercita sul pubblico.
Spesso un pizzico di inganno, o una mezza verità, come un ingrediente di tendenza in fondo alla lista ingredienti, non nega completamente un prodotto efficace e ben formulato, che si appoggia a questi espedienti per ottenere visibilità e attrarre il consumatore.
A noi non resta che decifrare le etichette, ricercare e informarsi prima di un acquisto.

Linda

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