Vita da mamma #10 Lavorare con un bambino

by - luglio 21, 2017

Come vi ho anticipato la scorsa volta, le porte del mondo del lavoro si erano finalmente aperte davanti a me.
 Potevo iniziare a mantenermi senza dover chiedere ogni singolo centesimo ai miei genitori. Volevo essere indipendente, lo dovevo fare per me e per il mio bimbo.
 Dovevo dargli una sicurezza e poter soddisfare ogni esigenza da sola.

Il desiderio di diventare una dottoressa, una professoressa, una poliziotta, al momento l'avevo messo in un cassettino. Senza chiuderlo del tutto, con la speranza di poterlo riaprire e in un futuro poter realizzare qualche sogno.

lavorare con un bambino

Vivendo in una località turistica, il mio primo lavoro è stato stagionale.
Non aveva niente a che vedere con quello per cui avevo studiato nei cinque anni che lo avevano preceduto ma, mi ha inserito nel mondo dei grandi e anche se per pochi mesi, mi ha aiutato a vedere le cose con occhi diversi.
La mattina dovevo svegliarmi molto presto, stare a lavoro fino alle 14 e qualche giorno dovevo lavorare nel pomeriggio. Inizialmente è stata dura, inutile sarebbe dire il contrario.
Ma, dopo qualche giorno iniziai a farci l'abitudine e filai liscio fino a metà Settembre.

In tutto ciò, ruolo fondamentale lo ha avuto la mia famiglia. In particolar modo mia mamma che non si è mai tirata indietro difronte alle difficoltà e non ha mai esitato un attimo ad aiutarmi.
Nicholas, come nel mio ultimo periodo scolastico, stava con lei in negozio. Come vi avevo già raccontato, mia mamma ha un negozio suo di parrucchiera e quindi ha la possibilità di fare come vuole ed ha potuto tenere Nicholas con se ogni giorno per darmi la possibilità di lavorare.
Credo che un po' di forza di volontà l'abbia trasmessa anche a me.
Cerco sempre di non lamentarmi del fatto che sono stanca o che lavoro tanto e provo a trasmettere al mio bambino tutta la serenità possibile anche nei momenti difficili.
Sono sicuramente stata facilitata rispetto alle altre mamme, considerando che non ho dovuto usufruire del servizio di asilo nido o pagare una baby sitter ed è stato un risparmio notevole.

Non è facile conciliare la vita da mamma con quella lavorativa ma dopo la stagione estiva mi rimboccai le maniche e iniziai a cercare qualcos'altro da fare.
Colloqui su colloqui che non portavano a niente e lunghe passeggiate con il mio bambino scandivano le giornate invernali del 2010.
Mi sentivo già una buona a nulla, giudicata una perfetta incapace a prescindere perché a soli diciotto anni avevo avuto un bambino e sarei stata d'intralcio ai "progetti aziendali". Ma vi sembra normale? Non solo presa per i fondelli perché tutti volevano un'apprendista con esperienza ma anche perché ero una giovane mamma e di conseguenza etichettata come una nullafacente. 

Completamente giù di morale iniziai a cercare un corso o qualcosa che mi avrebbe potuto dare una qualifica in più ed aiutarmi a trovare più facilmente un lavoro che mi piacesse.
Così trovai una corso per addetto alle vendite, completamente finanziato dalla Regione Toscana, con sede a Lucca.
Mi decisi e mi buttai in quella nuova esperienza. Scacco Matto.
Una cosa giusta ero riuscita a farla.
Grazie alla competenza degli insegnati e alla forza di volontà degli organizzatori del corso fui inserita come stagista alla Benetton e da li andò tutto in discesa.
Non ho più avuto difficoltà a trovare lavoro. E' vero, ne ho cambiati tanti per vari motivi, ma non sono più rimasta con le mani in mano.

Faccio il lavoro che mi piace e lo faccio con passione perché sono una chiacchierona e mi piace stare con la gente.

Naturalmente sfrutto sempre il babysitteraggio di mia mamma e non finirò mai di ringraziarla per quello che fa per noi.
Credo che in fondo il mio bimbo sia felice di avere una mamma che lavora.
Altrimenti chi lo vizierebbe così tanto?
Dopo l'inizio della mia vita lavorativa c'è stato un altro grande passo che ho affrontato. 
Ve ne parlerò nel prossimo post.

Un Bacione enorme,
la vostra mamma Martina.


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